BISOGNA LASCIAR FARE AL PRIVATO
In Italia, mantenere la proprietà immobiliare è spesso un onere. Voi della Santo Stefano Immobiliare, forti della vostra esperienza nel settore, avete effettuato anche un calcolo preciso intorno alla perdita economica dovuta alla mancata vendita dell’immobile di proprietà. Quanto costa non vendere casa o rimandarne la vendita?
Oggi mantenere la proprietà di un immobile comporta avere la responsabilità di alcuni oneri, quali sono quelli di manutenzione, del pagamento di spese condominiali e imposte. Quindi, decidendo di non vendere, accettiamo di sostenere costi fissi di questa amministrazione. Noi abbiamo effettuato una ricerca accurata, interpellando vari istituti bancari intorno all’investimento di 250000 euro ricavati, per esempio, dalla vendita di un immobile. Mantenendo un profilo prudenziale, possiamo ipotizzare che quell’investimento potrebbe ottenere un rendimento finanziario di circa il 2 o 3% all’anno. Abbiamo calcolato che in media le spese dell’immobile che il proprietario non vende ammontano a circa 20000 euro all’anno, sempre che la valutazione dell’immobile sia di 250000 euro.
Perché in Italia è così diffuso l’attaccamento all’immobile di proprietà?
Il merito è certamente della politica di questo paese, che raramente ha dato prova di stabilità. Questa esigenza si è quindi trasferita sulla stabilità che garantisce la proprietà immobiliare. Il demerito della politica diventa il talento del privato, e caratteristica dell’Italia. Ma occorre considerare anche le altre sfumature di questa idea di stabilità.
Il mercato italiano risente di un sentiment verso l’immobile di proprietà, perché spesso non è intesa soltanto come un bene di mercato: l’immobile è “la casa”, in cui possiamo accogliere la nostra famiglia e i nostri progetti di vita. Da noi, la casa non è un luogo in cui si va semplicemente a dormire per poi andare a lavorare il giorno seguente. Il successo della famosa pubblicità della “casa del Mulino Bianco”, in cui si vede la famiglia perfetta, è dovuto anche all’associazione della famiglia alla casa. Ma, con questo approccio, aumenta anche l’incertezza di venderla. Non a caso, quando avviene un trasferimento immobiliare, non sempre si vendono anche gli arredi.
Mi permetto di raccontare un piccolo aneddoto. Un signore proveniente da un’antica casata era così legato sentimentalmente all’immobile bellissimo di sua proprietà, che sembrava attaccato con le catene a quello che era diventato il simbolo della sua famiglia, portandolo a vivere in condizioni che rasentavano la miseria. Dalla vendita di quell’immobile avrebbe potuto ricavare qualche milione di euro, eppure rimaneva con i suoi “zero” milioni di euro, pur di assicurare la manutenzione all’immobile che recava ancora lo stemma di famiglia, evocante momenti
di ben altra fioritura e prestigio.
Vendere l’immobile di proprietà non vuol dire per forza svenderne la memoria, ma offrirgli un nuovo avvenire tramite altri che ne saranno i custodi e ne avranno cura, perché sarà il migliore investimento della loro vita.
Nella storia dell’Italia sono spesso i privati ad avere commissionato opere d’arte e la costruzione di immobili di pregio. È curioso che la legislazione di questo paese gravi più di altri la proprietà, che mette in risalto la grande intraprendenza del privato…
Noi lavoriamo con il 99% di privati e potrei parlare per ore di questo tema, ma sarei tentato di accennare immediatamente ai problemi di tipo politico che abbiamo nel paese.
Se il bene immobiliare è privato, ed è di mia proprietà perché per esempio l’ho creato io, mi dovrebbero essere riconosciuti dei meriti. Ma il potere d’imperio che regna nell’amministrazione di questo paese da parte di chi, a livello statale e comunale, continua a emanare leggi e regolamenti sfavorevoli al privato, non valorizza questa intraprendenza, che ha risvolti interes santi anche per la comunità.
Come valorizzare questo apporto del privato?
Soffiando sulle braci dell’entusiasmo: bisogna lasciar fare al privato. Del resto, l’imprenditore è un fantasista, come il calciatore di talento che
gioca in campo. Contrariamente alla credenza comune, è difficile che un imprenditore sia un mero calcolatore e abbia un approccio aziendalista. Come scrisse Sergio Marchionne nel suo libro, il comandante è uno solo. L’imprenditore è un comandante che deve poter esprimere tutta la propria intraprendenza, perché porta ricchezza a tutto il paese. Con buona pace di chi resta a guardare.
